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Persa

Mi trovo in mezzo a un bosco di alberi tutti uguali e non so da che parte andare. Non so bene quanto dista il primo villaggio abitato dal punto in cui mi trovo. Credevo di stare seguendo una strada e invece non era così. Devo rifare la strada da capo, e non so se ne ho l’energia. Forse sono stata io. A scriverla. Questa storia. Ma certo, la sto scrivendo da anni. Parola per parola, lettera per lettera. L’ho scritta così tanto che alla fine si è avverata. Solo che non vedo il finale. E nemmeno la strada per arrivare al villaggio. Ho la luce di una piccola fiaccola per illuminare il cammino. Però se si riflette dentro allo specchio, la luce raddoppia. E in più c’è la luna. Perché nelle mie storie è sempre notte, si sa. Anche se lo specchio è rotto. E dentro qualcuno si graffia, per non guarire i segni. Labbra morbide mi sfiorano, oppure no. Non mi sfiorano, sono a un millimetro. Fa freddo, però ci sono le lucciole. E mani forti che mi cingono i fianchi. E la mia penna è magica, posso scrivere quello che voglio. Anche se la magia ha sempre un prezzo. E anche se io non sono perfetta. E non so niente. Credevo di sapere tutto e invece sono stata tirata fuori da me e rimessa dentro al contrario. E il mondo a testa in giù è buffo, bello, divertente, angosciante, spaventoso e sconosciuto. E ancora una volta io mi godo lo spettacolo.

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Respiro

Assaggio a piccoli morsi una galletta di riso spalmata di nutella, a testa in giù. E osservo, in silenzio, piccola e arrabbiata.

Un dito sulle labbra.

Piccola e arrabbiata.

Intorno il sole, l’acqua, le risate, il calore, i pensieri fluttuanti.

Osservami. Mantieni gli occhi dentro ai miei, per favore.

Piccola e arrabbiata, osservo.

Cammino verso casa senza guardare indietro e aspetto.

E mentre aspetto, all’improvviso, pugni. Pugni fortissimi. Pugni.

Denti stretti, la testa che scoppia.

Lacrime sdraiate per terra, tra le dita intrecciate e gli occhi bambini.

Pelle di zucchero filato.

Viscerali ondate di morsi pungenti.

Labbra.

Lingua.

Capelli.

Una mano sul viso.

Un nascondiglio di corpi.

Respiro.

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Le mie labbra sulle tue

Perché seduta, con la schiena appoggiata al tuo petto, posso lasciar cadere la testa sulla tua spalla e sentirmi a casa? Perché mi rimane appiccicata addosso questa sensazione che non ho mai vissuto? Questo contatto che è soltanto utopia? Perché lo sento così vero, se non esiste? Perché il braccio sulla pancia e la mano sulla tua, quel sottile senso di imbarazzo, di un tocco leggero che vuoi, ma non sai se lo vuoi, che ti sfiori per non toccarti troppo, ma non puoi smettere di farlo. E le dita che si intrecciano, così vere. E se si intrecciano, ci sei. E il naso. E le labbra sulle tue. Perché, perché continuò a sognare le mie labbra sulle tue?! La paura, il terrore, la voglia, la non voglia e poi la decisione e poi se lo fai lo fai punto. Perché? Perché?? Perché voglio le mie labbra sulle tue???