Poesie

Il paese delle meraviglie

Nel paese delle meraviglie non ci sono orari, e il tempo scorre al contrario.

Orologi rotti.

Un giorno è tutti.

Nel paese delle meraviglie si cucinano i pancake per colazione.

I marshmallow nella cioccolata calda.

Pan di zenzero.

Nel paese delle meraviglie c’è silenzio.

Quando vuoi.

E rumore.

Quando vuoi.

Nel paese delle meraviglie Alice ha la chiave, e si sapeva già.

Nel paese delle meraviglie si fuma il sigaro, e si gioca a scacchi bevendo vino.

Nel paese delle meraviglie c’è un labirinto. Si entra come niente, perché ha tutti i colori che vuoi. Profuma di caramelle e battito d’ali di farfalle.

È primavera, nel labirinto.

Si entra come niente, è caldo come il fuoco e fa venire voglia di correre. Ti dimentichi del buio, nel labirinto del paese delle meraviglie.

Ma c’è.

E si entra come niente, ma non lo sai com’è uscire.

Se.

Come.

Quando.

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Alice

Silenzio.

Quanto costa? Quanto costa il silenzio, Alice?

Una lacrima. Forse costa una lacrima. Va bene pago. Una, dieci, cento lacrime.

Però datemi il silenzio.

La notte. La notte vorrei dormire.

Ma anche stare sveglia, per sentire il silenzio.

Mi manca.

Vorrei la notte lunga, lunghissima. La luna e me.

Mi vorrei moltissimo, dove sono?

Alice, dimmi dove sono, per favore?

Mi hai nascosta. Troppo piccola.

Sono diventata troppo piccola per colpa di quel fungo maledetto. E adesso non mi vedo più.

E non so più chi sono.

Perché sono qui?

Che cosa voglio?

Posso?

Posso volere qualcosa?

Dire, fare, baciare, lettera

Testamento.

Alice sei una stronza perché sei andata via.

Mi hai lasciata da sola in una stanza fatta di specchi.

Pazzi.

Non fanno che riflettere. Riflettermi. Riflettere. Parlare. Parole che diventano ronzio incessante dentro la testa.

Nessuna pace. Nessuna pietà.

Smettetela di riflettermi il mio dentro.

Mi si ribalta la mente, altrimenti.

Gira, gira, gira e si confonde.

Mi viene il vomito, così appesa al contrario.

Perdo il filo dei pensieri.

Li perdo, sono usciti.

Se ne sono andati via e di ciascuno me ne rimane metà.

Da sola nella stanza degli specchi con un mucchio di metà.

Metà me.

Metà paura.

Metà odio.

Metà amore.

Metà ansia.

Metà rabbia.

Metà saggezza.

Metà verità.

Metà idee.

Metà sapori.

Metà odori.

Metà carezze.

Metà brividi.

Ho anche metà stomaco.

Metà me.

Alice mi viene il vomito cazzo.

Sta girando tutto quanto e nessuno è capace di fermarlo.

Mamma mamma mamma mamma

Rimbalza sulle pareti della stanza degli specchi.

Dita. Pugnali. Frecce.

Tutti che attaccano e nessuno colpisce.

Non riesco a schivare tutto.

Perché nessuno colpisce, Alice?

Colpisci, così mi addormento.

E magari la stanza smette di girare.

E magari i pensieri ritornano.

Volevo soltanto bere una tazza di tè.

Con il cappellaio matto.

Almeno lui mi capisce.

O forse no.

Forse non lo volevo.

Se mi ridai la chiave, Alice, che l’avevo già trovata una volta cazzo, almeno posso aprire.

Aprire questa cazzo di gabbia, attaccarmi a un palloncino, e volare via.

Che sono così piccola.

Dovrebbe riuscirmi bene.