Ci sentiamo, Casomai.

Voci, volti, emozioni..

Quando scrivi hai in mente sempre un’immagine. Ti costruisci un personaggio nella testa. Definisci i tratti principali del carattere, i dettagli del viso. Decidi, per esempio, se i suoi capelli saranno lunghi o corti, crespi magari, o lisci come non li hai avuti mai. Io decido soprattutto gli occhi. Gli occhi da cui si vede l’anima, sono i miei preferiti. Il profumo, anche. Decido. Creo, come un avatar nella mia fantasia, il personaggio che farà, per un po’, quello che gli dirò di fare. È questa la magia. Dello scrivere. Per questo ci vuole una penna speciale. Una tosta, che scriva bene, deciso, incisivo. Con un grande potere. La mia è sempre incazzata, per esempio. Come malefica. Tradita e buttata via dal vero amore. Mi piace stare in quel mood lì, è quello da cui traggo l’ispirazione. Insomma, dicevo, che per un po’ il personaggio che creo fa come dico io, finché si arriva ad un punto in cui prende vita propria. E allora non lo so più, il perché delle sue azioni. Non so bene che cosa pensa, e nemmeno perché vorrebbe fare una cosa, ma alla fine ne fa un’altra. Inizia a decidere per sè, e io devo lasciarlo andare. Come un figlio, che diventa grande e autonomo, e se poi dimostra di sapersela cavare, saprò di aver fatto un buon lavoro. I miei personaggi sono decisamene andati. Giulia si è persa un po’ per strada, io volevo ucciderla, ma lei niente oh, ha tenuto duro fino alla fine e ha vinto. Siria non lo so dov’è. È stata più stronza di quello che volevo, ma sono sicura che poi se ne è pentita. Comunque, se anche i miei avatar hanno tagliato il cordone ombelicale che ci univa, spezzato il filo che dalle mie dita li muoveva, burattini, e dava loro voce e vita, per rivendicare autonomia e libertà, io li ho cercati. Le ho cercate, Giulia e Siria. Nella vita reale. E ce l’ho pure fatta. Ho trovato gli occhi che volevo, i lineamenti che volevo, la follia che volevo io. Questa energia che mi gira intorno da quando mi sono messa in testa di tirare fuori, anzi no, di lanciare fuori, dal cassetto il mio sogno a forma di romanzo, mi ha regalato PERSONE E AMORE. Persone così folli da assecondare me! Le porto tutte nel cuore. E nella mente. E scrivo forte il mio grazie sperando che arrivi deciso, incisivo e permanente. Sono in arrivo grandi novità per “Ci sentiamo, Casomai.” Sono in arrivo volti, voci, emozioni.

Ci sentiamo, Casomai.

Si parla di: Ci sentiamo, Casomai.

 

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Sabato 19 Maggio alle 15.00 è avvenuta la presentazione del romanzo “Ci sentiamo, Casomai.” Di Roberta Ciocca. Il Mimmo’s, la nuova caffetteria aperta in via Vittorio Veneto 2 a Treviglio, era gremito di persone: chi per curiosità, chi perché, avendo già letto il romanzo, desiderava approfondirne alcuni aspetti, chi perché interessato alla tematica. Puntualissima, tra i primi, ha varcato la soglia la sig.ra vicesindaco e assessore ai servizi sociali Giuseppina Prandina, seguita dall’assessore alla cultura Beppe Pezzoni. Roberta, autrice trevigliese emergente, formatasi presso il liceo Classico Salesiano di Treviglio e laureatasi poi in Scienze dell’educazione presso l’universita degli studi di Bergamo, ha esordito spiegando il perché della stesura del suo primo romanzo. L’ispirazione è arrivata dal contatto con il progetto “Vivere al Sole”: un servizio che si occupa di persone sieropositive all’interno dell’Associazione Comunità Emmaus di Chiuduno. Roberta, determinata e testarda, ha voluto approfondire la conoscenza di una malattia attribuita da sempre soltanto ad alcune categorie di persone, considerate da tutti a-morali, con vite sregolate e che in qualche modo se l’erano cercata. Essere sieropositivo non è una colpa, e può capitare a chiunque. Questo il messaggio che, tra gli altri, trapela dalle pagine di “Ci sentiamo, Casomai.” La splendida voce di Valentina Dellera, impiegata presso la biblioteca comunale di Treviglio, ha dato forma alle parole dell’autrice, rendendole magiche. La musica, che accompagnava la lettura di qualche estratto del romanzo, ha contribuito a rendere l’atmosfera famigliare e romantica. L’intervento del pedagogista coordinatore di “Vivere al Sole”, Paolo Meli, ha fornito alla platea la versione della realtà che spesso non si vuol vedere. Ha spiegato come ogni anno ci siano nuove infezioni, che moltissime persone sono affette da HIV senza saperlo. Ha sottolineato come sia fondamentale avere uno spazio di ascolto (Spazio Positivo, questo il nome del servizio offerto dal progetto che lui coordina) per chi si trova ad essere sieropositivo e non sa cosa lo aspetta e come comportarsi. Il percorso cui questa malattia è andata incontro negli anni l’ha portata dall’essere sconosciuta e ignota, all’essere etichettata e condannata come malattia della depravazione sessuale e legata della tossicodipendenza, all’essere ignorata. Ancora oggi esiste un alone di ignoranza che circonda l’AIDS e l’HIV. E per sconfiggerlo bisogna parlarne, informare ed informarsi, ascoltare. Il libro di Roberta è in qualche modo “figlio” del progetto Vivere al Sole e con la sua storia se ne rende portavoce. L’ignoranza genera infatti paura. Paura e tormento che Giulia, la protagonista della storia, si trova a vivere sulla sua pelle, temendo di perdere la sua grande amica Siria, affetta da HIV. Giulia, come la maggior parte delle persone comuni, ignora le modalità di contagio e non sa che ormai di AIDS non si muore più. I farmaci oggi, nei paesi sviluppati, permetto alle persone sieropositive di condurre una vita assolutamente normale, con prospettive di sopravvivenza identiche a quelle del resto della popolazione. L’assessore Pezzoni, con il suo intervento, ha sottolineato l’importanza del raccontare storie come quella che Roberta narra nel suo romanzo, per non lasciare che il silenzio sia da nutrimento alla paura, e, in un clima generale di commozione, ha ricordato l’impegno dell’Associazone Comunità Emmaus, fondata da don Giuseppe Monticelli. Roberta ha concluso la presentazione del suo primo romanzo, precisando il suo intento finale: mostrare le due protagoniste, Siria e Giulia, prima di tutto come esseri umani. L’umanità di due persone che si trovano a vivere una relazione complessa e ricca di sfumature, che dà e che toglie, come tutte le relazioni umane. Non perché ha l’HIV Siria va condannata ed emarginata, non perché ha l’HIV è a priori una persona da difendere e giustificare in ogni caso. Siria ha pregi e difetti, soffre e causa sofferenza. Semplicemente perché Siria, come Giulia, è profondamente umana. A chiudere l’evento in dolcezza ci ha pensato un buffet composto da tisane speziate e dolci del Mimmo’s, conditi dalla possibilità di pre-acquistare il romanzo, sostenendo la sua campagna di Crowdfunding: con la pre-vendita di 200 copie, Roberta si è già garantita la pubblicazione del libro, ma se riuscirà a raggiungere anche l’obiettivo di pre-vendere le rimanenti 130 copie, vedrà il suo romanzo distribuito nelle migliori librerie italiane da Messagerie Libri. Per pre-acquistarne una copia e sostenere la campagna basta accedere a questo link:

https://bookabook.it/libri/ci-sentiamo-casomai/

Infine, per tutti i partecipanti, era a disposizione uno speciale Marshmallow con la stampa del libro, prodotto da Inkeat! Simpatico e gustoso gadget per chiudere al meglio un pomeriggio perfetto.

Ci sentiamo, Casomai.

Ancora una volta quest’incubo.

È un piccolo paese, le vie del centro strette e tortuose. In piazza ci sono le bancarelle del mercato, stamattina.

Le stradine sono affollate, piene di uomini e donne con vestiti ingombranti, i capelli coperti da un velo che incornicia il volto e grandi cesti sotto braccio, per riporvi la frutta e la verdura che acquisteranno. Qualcuna tiene per mano un bambino.

Il brusio delle loro chiacchiere riempie l’aria, si muovono lentamente, ma si percepisce la loro fretta.

C’è il sole, ma sembra notte.

È tutto in bianco e nero.

E io mi trovo qui, in mezzo a questa gente, circondata da persone che non conosco.

Sento intorno a me una presenza minacciosa. È una sensazione. La brutta sensazione di qualcosa che ti fa paura, che ti sta cercando.

Voglio correre via, scappare il più lontano possibile, ma non posso muovermi perché tutta questa gente mi blocca il passaggio.

Allora urlo, guardo il cielo e urlo con tutta la mia forza, ma non esce un filo di voce.

Sento l’AIDS come una presenza che mi circonda, riempie l’aria, mi toglie il fiato.

Nessuno se ne è accorto, le persone nelle vie di quel piccolo paese sconosciuto continuano a passeggiare e chiacchierare.

Poi riesco a uscire dalla folla e mi ritrovo su un ponte. Sotto, il fiume. Davanti ai miei occhi, una rupe.

In cima alla rupe vedo una donna, mi guarda un attimo e poi..si è buttata.

“Addio.”

Sussurra, mentre cade nel fiume.

Prendo la mia bicicletta e inizio a pedalare forte. Devo correre da Siria, so che lei sta male.

Le mie gambe si muovono all’impazzata, spingo i piedi contro i pedali stringendo i denti per la fatica, ma la bici non vuole spostarsi. Si muove come a rallentatore.

Allora inizio a correre a piedi, il sudore mi bagna la fronte, ma anche così non riesco a muovermi di un passo. Corro, corro, ma le mie gambe sono pesantissime. Il terreno mi scivola sotto i piedi, e io non mi muovo di un passo.

Sono angosciata, perché ho paura di non arrivare in tempo, io devo arrivare in tempo da Siria.

Mi sveglio di colpo.

Ancora una volta quest’incubo.

Ci sentiamo, Casomai. · Senza categoria

Un sogno.

Un desiderio tormentato. Un sogno, lontano, irraggiungibile, così tanto da venire occultato, sotterrato, soffocato dalla paura di fallire. Di non essere abbastanza brava. Di non essere all’altezza. Un sogno bambino, coltivato nel tempo. Lasciato in sospeso, ad aspettare. Coccolato, cullato, arrabbiato, abbandonato. Un sogno ingenuo? Troppo grande. Utopia? Forse no. Ho costruito la mia vita. Mi sono costruita, cancellata, distrutta, riscoperta da capo. E propio in un momento di nuova distruzione, messa in discussione, tremolante tormento e punti di domanda, ecco che il mio sogno picchia. Di nuovo. E questa volta decido di ascoltarlo. Il mio sogno nel cassetto. Ed ecco che forse, questa volta, sarà lui, il mio sogno, ad ascoltare me.

Ci sentiamo, Casomai.

Ci sentiamo, Casomai.

L’emozione era sulla pelle, girava nel sangue, dentro allo stomaco. Era il nostro momento. Avevamo organizzato tutto da sole: dovevamo ballare, cantare, vendere torte, per tirare su più soldi possibili da consegnare alla comunità Vivere al sole di Chiuduno, che ospitava bambini malati di AIDS. È stato lì che ho capito.

È stato lungo e impegnativo scrivere questo romanzo. Ho trascorso sei mesi in una chat e ho parlato con una persona gentilissima. Mi ha raccontato emozioni, sensazioni, esperienze, che non avrei mai saputo altrimenti. Non avendo mai avuto esperienza diretta di questa malattia, ho dovuto usare immaginazione, immedesimazione, sensibilità, consulenze mediche.

Ho pianto, ascoltando la voce di persone sconosciute che hanno avuto il coraggio e la voglia di condividersi almeno un po’.

E mi sono arrabbiata. Per le ingiustizie, per le discriminazioni, per l’ignoranza e l’indifferenza, perché mi era stato insegnato che chi ha l’HIV se l’è cercato, e bisogna stargli alla larga, ma non è vero. Le cose non stanno così.

Da questo groviglio di emozioni è nato il mio primo romanzo: Ci sentiamo, Casomai.

È in campagna di crowdfunding con la casa editrice Bookabook e si può preordinare da questo link:

https://bookabook.it/libri/ci-sentiamo-casomai/

Ci sentiamo, Casomai.

Giulia e Siria

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C’è Siria, che.. Bè, lei è perfetta. Credo sia per questo che non esiste. Siria è una donna perfetta, testarda abbastanza da raggiungere gli obiettivi che si pone, forte abbastanza  da saper stare da sola, sicura abbastanza da amarsi e amare, affascinate abbastanza da costringerti zitto ad ascoltare le parole del suo silenzio dentro ai suoi occhi. Siria è un obiettivo. Perché lei sta bene. Con se stessa per quella che è e con ilresto del mondo. Siria è in una fottuta bolla che la fa galleggiare sopra il resto del mondo, nella sua perfezione. Solo che la gente normale non è come lei. La gente normale è come Giulia. Incasinata, insicura, inconsapevole, incosciente, irrazionale, con un casino di sensazioni che le fanno la centrifuga nello stomaco e nel cervello. Con una vita perfetta, ma… Felice, ma…. Serena, ma…Giulia è MA. Ma se forse però…. Una contemplazione infinita di se e ma. Teorici. Perché Giulia non è come Siria. Lei non li proverà mai a verificare nel concreto, tutti i suoi se e i suoi ma. E io? Be, io voglio bene a entrambe. Anzi, le adoro.