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Rabbia o paura?

 

 

“Dovrei essere diventata brava, a questo punto. A gestire la rabbia. Ho una certa età, si presume si tratti di esperienza.”

Pensava Elisa sdraiata a pancia in giù sul suo letto.

“E invece la sento bruciarmi nello stomaco. Sale e accelera il battito, velocizza il respiro. E non ci riesco. Non ci riesco proprio a farla svanire.”

“Meditazione!” le diceva Carla. “Hai provato con lo yoga?” Buttava lì Giulia. “Secondo me dovresti dare pugni al sacco.” Le aveva suggerito Anna.

E lei non era capace di fare nessuna di queste cose per davvero. Ci aveva provato, ma niente. Finiva sempre con lo stringere la rabbia tra i denti, fino a farsi sanguinare le gengive. E poi la lasciava salire fino alla testa. La sentiva rimbalzare sulle pareti della sua scatola cranica tanto che le mandava in tilt il cervello. E poi le veniva l’emicrania, certo.

Quanto avrebbe voluto rompere piatti. Lanciare bicchieri, sedie. Come faceva sua nonna, quando c’era la guerra, c’erano i fascisti e mancavano i soldi per mangiare.

Quanto avrebbe voluto essere una strega. Accendere fiamme di fuoco con un soffio. Incenerire con lo sguardo. Serpenti aggrovigliati intorno al collo.

Quanto avrebbe voluto andare via. In riva al mare, con la luna riflessa e il sapore del sale dentro al respiro. Il rumore delle onde che muoiono a riva, quello sì, l’avrebbe saputa calmare.

Quanto avrebbe voluto essere piccola e fare i capricci. Battere i piedi rumorosamente a terra, saltare, scappare, graffiare, calci e pugni. Quanto avrebbe voluto essere rincorsa! Essere rincorsa, vedersi i capricci assecondati e averla sempre vinta.

Quanto avrebbe voluto essere saggia. Così saggia da non doversi arrabbiare mai. Così saggia da non dover alzare mai la voce. Così saggia da non dover avere paura: di non essere bella abbastanza, di non essere abbastanza brava, di non essere sufficientemente intelligente, di non essere costante, di non saper avere risultati, di non essere abbastanza viva e consapevole, di non essere veramente amata, di restare da sola.

“Rabbia? O paura?”

La domanda le era sorta spontanea nel bel mezzo delle sue riflessioni. E si era sorpresa a non saper rispondere.

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