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Stanchezza

Una stanchezza viscerale. Che entra nelle ossa. Che diventa me, e io sei la stanchezza. Che non riesco nemmeno a far combaciare due pensieri in modo che significhino qualcosa. Nella testa galleggiano, come in un fiume inceppato che scorre al contrario, pensieri, parole, sedie, bambini, tavoli, briciole, grida, lacrime, discorsi, abbracci, risate, compiti da portare a termine. E cammino come lo zombie di me stessa. Dico si. Si con la testa a tutto. Mamma come è andata oggi? Si. Ho preso 10 e lode nella verifica di matematica! Si. Sei bellissima mamma! Si. Lo mangi il secondo? Si. E in questo fluttuare di corpi e di voci che mi circonda, cosa penso bene di fare? Appoggiare sul letto, insieme alla borsa, il termos del latte, che, il perché chiedetelo al Cielo, o al Karma, o all’Energia Creatrice, o a Zeus o a Frate Indovino, mi scarrozzo in giro da stamattina. Ed ecco che, due ore dopo, mi rendo conto che il suddetto latte è uscito dal termos ed ha bagnato, in successione: copri piumone, piumone, lenzuolo, traversa, copri materasso, materasso. Ho tentato di togliere la chiazza e l’odore con il cif, la candeggina e lo smacchiatore Grey. Ma è stato inutile. Così sto rilavando tutto quando da capo. Tutto quello che con immensa fatica avevo lavato sabato, che ho fatto il cambio armadi e il cambio letti. E adesso niente, vado a vomitare, perché le lacrime le ho finite.

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