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Io Voglio:

IO VOGLIO:

era un gioco che facevo da piccola. Me l’aveva insegnato Marta. E a lei Ale. Il suo idolo, in pratica. All’inizio pensavo fosse una cavolata, poi è diventato droga. La sera, quando in casa calava il silenzio, dopo aver sparecchiato la cena, che consumavo sempre da sola, non prima delle 22, quando finivo la lezione di danza. Davanti alla mia tisana calda, ma non troppo. Silenzio. Io, la mia penna, il mio diario. Dalla camera dei miei, il russare irritante di mio padre. E scrivevo. All’infinito.

IO VOGLIO:

Tempo. Io voglio avere tempo. Più tempo. Io non voglio tornare dal lavoro alle 19 ed essere sommersa dalle cose da fare, tanto che la presenza delle mie figlie risulta quasi d’impiccio. Io voglio che non mi facciano male i pollici quando scrivo con il telefono. Perché lo uso praticamente per tutto. E poi mi viene la tendinite. Io voglio fare quello che voglio, quando mi va. Voglio finire le cose: di sistemare il giardino, di leggere un libro, di incollare le fotografie sull’album di Zoe. Voglio guardare un film. Sul divano. A un orario che non sia di notte. Con la tisana o i pop corn. Voglio fare la doccia con calma. Voglio dormire. Dio, quanto ho bisogno di dormire. Voglio fare uno sport. Avere energia e tempo per portare avanti con costanza un impegno. Voglio stare con le mie bambine. Vedere se Zoe riesce a andare in bicicletta, giocare a un gioco in scatola con vera. Fare un giro nel bosco. Voglio andare al mare. Voglio avere tanti soldi per non avere più pensieri. Voglio che il mio libro venga pubblicato. Lo

Voglio tanto. Voglio che la nonna Ida torni in forma come era un tempo. Voglio avere tempo per stare con lei, sentirla raccontare della sua infanzia, bere un litro del suo caffè. Voglio che mi faccia ancora le polpette di zucca, che me lo promette, ma non riesce più. Voglio uscire da sola con Christian. Voglio scrivere. Io voglio scrivere e vorrei che le persone mi apprezzassero per quello che scrivo. Come si fa a piacere alla gente? Che ansia. Come fanno quelli che hanno 300mila follower? Follower? Ma Dio, 10 anni fa nemmeno me lo sognavo cosa fossero i follower e i like. Adesso sono diventati la cosa più importante. Devi diventare virale. Un influencer, se vuoi essere qualcuno. Io non sono mai stata popolare, non mi cagava nessuno a scuola, anche quando non c’era facebook. Figuriamoci adesso. E se l’unico modo di pubblicare il mio romanzo è questo, addio. Non sono assolutamente capace di essere popolare sui social. Penso che a mettere tutti questi ashtag si perda una marea di tempo, però è da fare. Mi viene un sacco di ansia. Peccato. Vorrei essere perfetta. Sai quelle che sanno cosa dire, come dirlo, quando dirlo e come mettersi in posa per una foto. Io vorrei almeno sapermi pettinare. Sono anni che ci provo, invano. Vorrei saper fare un video di presentazione del mio romanzo, magari sarebbe carino e anche utile. Vorrei camminare a piedi nudi sull’asfalto, respirando l’aria della sera. Vorrei fumare una sigaretta. Vorrei guardare il tramonto, sentire il rumore del mare. Vorrei essere capace ancora di scrivere frasi romantiche, ma sono talmente devastata dalla vita, che la cosa più romantica che mi viene in mente è mangiare una vaschetta di gelato seduta per terra con le candele accese davanti a una serie tv di netflix(questo sconosciuto).

E va bene così, senza parole.

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