Ci sentiamo, Casomai.

Ancora una volta quest’incubo.

È un piccolo paese, le vie del centro strette e tortuose. In piazza ci sono le bancarelle del mercato, stamattina.

Le stradine sono affollate, piene di uomini e donne con vestiti ingombranti, i capelli coperti da un velo che incornicia il volto e grandi cesti sotto braccio, per riporvi la frutta e la verdura che acquisteranno. Qualcuna tiene per mano un bambino.

Il brusio delle loro chiacchiere riempie l’aria, si muovono lentamente, ma si percepisce la loro fretta.

C’è il sole, ma sembra notte.

È tutto in bianco e nero.

E io mi trovo qui, in mezzo a questa gente, circondata da persone che non conosco.

Sento intorno a me una presenza minacciosa. È una sensazione. La brutta sensazione di qualcosa che ti fa paura, che ti sta cercando.

Voglio correre via, scappare il più lontano possibile, ma non posso muovermi perché tutta questa gente mi blocca il passaggio.

Allora urlo, guardo il cielo e urlo con tutta la mia forza, ma non esce un filo di voce.

Sento l’AIDS come una presenza che mi circonda, riempie l’aria, mi toglie il fiato.

Nessuno se ne è accorto, le persone nelle vie di quel piccolo paese sconosciuto continuano a passeggiare e chiacchierare.

Poi riesco a uscire dalla folla e mi ritrovo su un ponte. Sotto, il fiume. Davanti ai miei occhi, una rupe.

In cima alla rupe vedo una donna, mi guarda un attimo e poi..si è buttata.

“Addio.”

Sussurra, mentre cade nel fiume.

Prendo la mia bicicletta e inizio a pedalare forte. Devo correre da Siria, so che lei sta male.

Le mie gambe si muovono all’impazzata, spingo i piedi contro i pedali stringendo i denti per la fatica, ma la bici non vuole spostarsi. Si muove come a rallentatore.

Allora inizio a correre a piedi, il sudore mi bagna la fronte, ma anche così non riesco a muovermi di un passo. Corro, corro, ma le mie gambe sono pesantissime. Il terreno mi scivola sotto i piedi, e io non mi muovo di un passo.

Sono angosciata, perché ho paura di non arrivare in tempo, io devo arrivare in tempo da Siria.

Mi sveglio di colpo.

Ancora una volta quest’incubo.

Una risposta a "Ancora una volta quest’incubo."

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