Ci sentiamo, Casomai.

Ci sentiamo, Casomai.

L’emozione era sulla pelle, girava nel sangue, dentro allo stomaco. Era il nostro momento. Avevamo organizzato tutto da sole: dovevamo ballare, cantare, vendere torte, per tirare su più soldi possibili da consegnare alla comunità Vivere al sole di Chiuduno, che ospitava bambini malati di AIDS. È stato lì che ho capito.

È stato lungo e impegnativo scrivere questo romanzo. Ho trascorso sei mesi in una chat e ho parlato con una persona gentilissima. Mi ha raccontato emozioni, sensazioni, esperienze, che non avrei mai saputo altrimenti. Non avendo mai avuto esperienza diretta di questa malattia, ho dovuto usare immaginazione, immedesimazione, sensibilità, consulenze mediche.

Ho pianto, ascoltando la voce di persone sconosciute che hanno avuto il coraggio e la voglia di condividersi almeno un po’.

E mi sono arrabbiata. Per le ingiustizie, per le discriminazioni, per l’ignoranza e l’indifferenza, perché mi era stato insegnato che chi ha l’HIV se l’è cercato, e bisogna stargli alla larga, ma non è vero. Le cose non stanno così.

Da questo groviglio di emozioni è nato il mio primo romanzo: Ci sentiamo, Casomai.

È in campagna di crowdfunding con la casa editrice Bookabook e si può preordinare da questo link:

https://bookabook.it/libri/ci-sentiamo-casomai/

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