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Elsa è già lesbica!

Da anni ragiono sul perché mi sia venuto così naturale, immediato, spontaneo, genuino, pensare a Elsa di Frozen come a una donna lesbica. La mancanza di tempo che caratterizza la mia vita mi ha portato a rimandare, rimandare e ancora rimandare il soffermarmi su questo quesito, che però non ha mai smesso di bussarmi nella testa e si è incendiato dopo che Salvini ha recentemente nominato la mia adorata regina invano. Credo che il mondo abbia estremamente bisogno di EMPATIA. L’umanità ha bisogno di educarsi all’empatia. E allora proviamo ad immaginare di essere una donna, cui è sempre stato insegnato, fin da bambina, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Cosa si fa e cosa non va fatto. Quello che è normale è quello che no. È normale trovarsi un fidanzato e magari sposarsi. Fare dei bambini. È normale innamorarsi di un uomo. E proviamo ad immaginare che invece questa donna, nel profondo del suo essere, non senta di desiderare un uomo, ma si percepisca invece affascinata dalle donne. È una consapevolezza che nasce piccola, come una scintilla. Si tiene li, ne si ascolta la voce ogni tanto, poi la si mette di nuovo a tacere. Lei c’è, e non può fare a meno di farsi sentire, di rivelarsi di tanto in tanto. La consapevolezza di essere lesbica. E proviamo poi ad immaginare: questa donna cosa dovrebbe fare? Cresciuta nelle categorie del giusto e dello sbagliato, cosa fa? Istintivamente cela. Nasconde, finge di essere quella che non è, per rientrare nei canoni del giusto, del normale. Quelli imposti dalla società, dai genitori, che l’hanno cresciuta con amore e protezione.

“Celare, domare…. lo show avrà il via..” Canta proprio Elsa, appena prima della cerimonia di incoronazione. “Devi celarlo, domarlo, non mostrarlo.” Le insegna il padre con meticolosa costanza, riferendosi al suo magico potere di ghiaccio. Elsa, che è cresciuta nel terrore di se stessa e dei suoi poteri magici. Elsa nasce con questa caratteristica che non ha scelto, ma si è ritrovata. Proprio come la donna in cui ci stiamo immedesimando, che è nata con la caratteristica di essere attratta dalle donne. Elsa bambina gioca con i suoi poteri insieme alla sorella, si divertono, ridono, sono felici, è tutto normale. Per un bambino, che è tabula rasa, tutto è “normale”. Fino a quando i suoi genitori, per amore, per proteggerla, per aiutarla, la rinchiudono in una stanza. Decidono, che deve restare isolata dal mondo perché i suoi poteri sono “il male”. Elsa, bambina, ha colpito accidentalmente la sorella, mettendole del ghiaccio nella testa. Non l’ha fatto apposta e non è nemmeno stata colpa sua, se vogliamo puntualizzare. Ma i genitori, invece di abbracciarla e dirle di stare tranquilla che andrà tutto bene, la fanno sentire un mostro. Sbagliata. Pericolosa. Certe volte l’amore, anche quello dei genitori, è cieco. Così si commettono, per amore, grandissimi errori e si causano traumi che segnano profondamente. Elsa cresce nella paura. Riservata. Teme di essere sbagliata. Teme di fare del male a chi ama. Teme di causare danni, di essere giudicata. E non sono questi gli stessi timori che si trova a vivere una donna quando si riscopre omosessuale? Nasconde, cela, doma, fino a che la piccola scintilla nel profondo del suo essere esplode all’improvviso con tutta la sua forza, e Elsa fa outing mostrando il suo maestoso segreto di ghiaccio. Tutti le sono contro. Lei cerca in tutti i modi di essere libera. La libertà, il più grande dono di cui possiamo godere, il tesoro più prezioso che possiamo volere dalla vita. Cercatevi il testo di “Let it go.” In inglese, in italiano. Cercatelo e leggetelo attentamente. Io l’ho imparato a memoria. L’ho messo come colonna sonora al mio matrimonio, allo scambio degli anelli. Me lo sono tatuata: “No right, no wrong, no rules for me, I AM FREE”. La libertà, la leggerezza, la soddisfazione, l’adrenalina, la forza immensa che ti riempie le vene quando trovi il coraggio di essere chi veramente sei, di smettere di fingere e di mostrarti agli altri senza maschere. Un capolavoro di canzone. Un capolavoro di cartone animato. Un capolavoro di personaggio, profondo, ingarbugliato. Con una psicologia fine, dettagliata, complicata, ricca. Elsa scappa, si costruisce un castello da urlo e diventa bellissima. Brilla. Con la luce di chi ha trovato la libertà di essere. Non basta scappare dal mondo per essere liberi, però. La vera libertà è poter essere se stessi NEL mondo. Ed ecco che Elsa non sa cosa fare, non sa come sciogliere il ghiaccio, (l’ostilità, il rifiuto) da cui è circondata. E alla fine? “L’amore scioglierà! L’amore!” Anna la vede e la accetta per quella che è. La ama. Incondizionatamente. Non la giudica, non ha paura di lei, non la abbandona mai. Eccolo, il vero amore. Ecco perché dire che Frozen sia un film che parla di amore tra sorelle è riduttivo, Frozen parla di amore, tolleranza, accettazione. Ecco perchè Elsa è già lesbica. Ha fatto un percorso profondo dentro se stessa, è stata accettata per quella che è. Da sua sorella e dal suo popolo. E chi siamo allora noi per impedirle di essere chi veramente è? Chi siamo noi per giudicare? Per limitare la libertà di chi non può essere diverso da quello che è già?

8 risposte a "Elsa è già lesbica!"

  1. Io l’ho pensato di Megara di Hercules. Non so perché, ma l’ho sempre vista così.
    Mi sa che non se ne poteva più di personaggi femminili stereotipati, ed anche se Elsa a mio avviso non sradichi del tutto lo stereotipo della principessa con il vestito lungo e luccicante..beh si, l’indipendenza del suo personaggio ci apre un minimo di speranza.
    Speranza che la realtà venga rappresentata tutta.
    Perché la realtà esiste, anche nelle favole.
    P.s. bell’articolo 😉

    Scripturando

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      1. Sì, posso dire di non aver visto tutto il film perchè non ho molta pazienza per i musical ma appena ho visto lei e l’altra tipa ho subito pensato che fossero una coppia. Poi invece….

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  2. innanzitutto chi stabilisce le regole su quello che è giusto oppure no, su cosa si deve fare oppure no?
    Tutto diventa una gabbia gestita da altri che non siamo noi. La paura del diverso nasce proprio qui. Non accettare quello che qualcuno ci ha inculcato da piccoli.

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