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Lettera a Malefica.

Ciao Malefica.

Che strano nome ti è capitato. Malefica. Da paura. Ciao, io volevo dirti una cosa. Non so quanto te ne possa fregare della mia opinione da nullità nella vita dei mortali, a te, che vivi nel mondo incantato della brughiera e voli sopra alle nuvole e nel vento con le tue ali grandi e forti, però, come dice Silente, le mie parole sono l’unica magia che ho. E volevo dirtele. Insomma la prima cosa che mi viene da dire è la più evidente e la meno importante. Sei bella. Tutte qui sulla terra si affannano per essere belle. La maggior parte, insomma. Quelle che frequentano i social. Si affannano, si selfano, si dietano, si palestano, si filtrano.. per essere belle. E tu sei tremendamente bella, e non soltanto perché sei interpretata da Angelina, ma sopratutto perché hai gli occhi delle donne. Quegli occhi li, con dentro un mondo. Quelli che fanno i duri, ma sono fragili, impauriti, da proteggere. Quelli che non si vedono nei selfie che postano le belle nella terra dei mortali, per capirci. Ecco, corna o no, sei bella.

Per seconda cosa ti volevo dire che sei umana. Che non suona proprio come un complimento, ma, credimi, rincuora. Vedere che tu, magica e potente sei umana, rincuora. Spaventata e impaurita. Tradita dall’amore. Ti arrabbi e cerchi vendetta. E poi sei uno scricciolo, nascosta dietro ad un albero, e spaventata da morire di fronte all’entusiasmo bambino di Aurora che parla parla, ti vuole bene, guarda il mondo con gli occhi che avevi tu e te ne sei dimenticata. E metti muri, che Aurora abbatte con la sua innata arte. E osservi. Tu, potente e magica, osservi umile Aurora, che con il suo entusiasmo bambino ti insegna a vivere. A fare pace con le emozioni che non vuoi provare più. E vi innamorate, tu e Aurora. In una relazione strana, insolita, poco chiara, folle, senza regole, in cui siete madre e figlia, mentore e allieva, amanti, punti di riferimento, famiglia, casa. Si capisce, ma anche no. Bellissimo.

Per terza cosa volevo dirti che un pochino sei stronza. E che cazzo, fai la figa che vuoi insegnare a Aurora a proteggersi dal male del mondo, e poi la prima a mettergliela nel di dietro sei stata tu! E non hai le palle per dirglielo. La pigli per il culo per anni, perché averla con te ti fa stare bene, perché non sai come dirglielo, perché, seppur magica e potente, non sei brava con le parole. Finché lo deve scoprire da sola, che sei la causa del suo male. Eccheccazzo. Certo che poi scappa e non ne vuole più sapere di te.

E per ultimo ti devo dire che sei coraggiosa. E credimi, te lo dico con le lacrime agli occhi. Perché c’è bisogno, di questo coraggio, qui nella terra dei mortali. C’è bisogno e non ce l’ha quasi più nessuno. Parlo del coraggio di guardarsi dentro. Farsi un bell’esame di coscienza, come diceva la mia maestra delle elementari. Il coraggio di vedersi non ce l’ha quasi più nessuno. Ammettere di avere sbagliato, di non essere abbastanza forti, abbastanza bravi. Chiedere scusa. Lo sa Dio quanto bisogno c’è di chiedere scusa. Sbagliare è umano. Anche sbagliare tanto. Ma chiedere scusa è terapeutico. Solo che l’orgoglio troppo spesso soffoca, e rende incapaci di vedersi, di chiedere scusa, di tenersi. La paura domina. Acceca. E ci si perde. Tu invece hai avuto il coraggio di correre, -più veloce Fosco-, correre dietro a Aurora, per salvarla. Per chiederle scusa cazzo. E hai raccontato con i gesti tutto il tuo amore. Il vero amore, che anche l’incantesimo se ne è accorto e si è sciolto con il tuo dolce bacio. Così tu hai liberato Aurora e lei ha liberato te. E che cos’è l’amore, se non il dono della libertà?

Mi fai piangere, Malefica. Perché ti ammiro, per il tuo coraggio. Ma sopratutto piango perché sono ancora qui, addormentata. Nella terra dei mortali, schiavi della paura e senza coraggio, impegnati a postare foto sui social, che non sono capaci di chiedere scusa. Addormentata per sempre. Che aspetto il bacio del vero amore. Ma non verrà.

Il filo di Arianna

Le tre stelline di Vera

http://giornaleditreviglio.it/attualita/buonanotte-le-tre-stelline-vera/

“Proprio così. Babbo Natale dona tre stelline magiche a tutti i bimbi che hanno paura di dormire da soli nel proprio letto. Le stelline vegliano sul sonno dei bambini e li proteggono con la loro magia per tutta la notte!”

Illustrazioni di Mariachiara Tirinzoni.

http://www.mariachiaratirinzoni.it

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Il mio divano

“Io ho un divano. Ce l’hanno tutti, lo so. Fatto sta che sono 5 anni che il mio divano se ne sta lì, in sala. E io mi ci siedo pochissimo. 5/10 minuti la sera, per salutare Christian prima di andare a dormire. Basta. Se sto male, forse. Per me potrebbe non esserci, perché non ho tempo. Non ho tempo per avere un divano. Non ho tempo per niente. Io ho un divano e non ho tempo per sedermici sopra a guardare un film. Mi piacevano tanto, i film. Ne guardavo un sacco prima. La sera, il pomeriggio. Mi ci perdevo dentro. Mi piaceva sopratutto Meg Ryan. I suoi li ho visti tutti. Mi ci mangiavo i pop corn caldi al butto, fatti al microonde con Marta. Ci dormivo, sul divano. Nella pausa tra una lezione di fitness e l’altra, con la voce di Vasco in cuffia. Ci mangerei, sul divano. Adesso che ho casa mia. Ci mangerei, ci guarderei la televisione, ci dormirei, ci farei l’amore sul divano. Se avessi tempo. E invece non ho tempo per fare niente. Perché sono sempre al lavoro. Non ho tempo per ascoltare le storie meravigliose che Vera racconta e i disegni che mi mostra, perché devo fare cose, oppure sono troppo stanca per collegare il cervello e darle retta dopo una giornata pesante. Non ho tempo per giocare con Zoe, non ho tempo per portare Panico a fare “il giro della casa”. Non ho tempo per andare a bere il caffè da mia nonna, che lei lo fa buonissimo e quando lo versa mi dice:”Dimmi stop.” E poi quando dico stop va avanti lo stesso e riempie la razza fino all’orlo e dopo ride… ride con quella sua voce squillante che se ci penso mi risuona allegra nella mente. Perché si vive, per non avere tempo? Perché i pochi attimi liberi sono pieni di tutte le cose da fare che non riesci a fare quando non sei libera perché hai altro da fare? Perché il lavoro si prende il meglio di me e lascia le briciole alla mia famiglia, alla mia vita?”

Pensavo questo, poco fa. Mentre sfoderavo il divano urlando di rabbia, piangendo di disperazione, lacerata dalla stanchezza. Pensavo che è la seconda volta che lo sfodero e lo lavo, da sabato a oggi. Prima Panico, poi Zoe, ci hanno fatto la pipì sopra. Nessuno ha fatto apposta. Fatto sta. Che pensavo. Che sono di più le volte in cui l’ho lavato, di quelle in cui mi ci sono seduta sopra.

Il filo di Arianna

Cyberbullismo: come proteggersi?

http://giornaleditreviglio.it/attualita/cyberbullismo-difendere-nostri-figli/

“Le conseguenze psicologiche del cyberbulismo spaziano dalla vergogna e dall’imbarazzo, all’isolamento sociale, fino ad arrivare a varie forme depressive, attacchi di panico, atti di autolesionismo e addirittura tentativi di suicidio.”.

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Ancora un attimo..

Sono queste cazzute sere di primavera. Quelle dove l’aria è leggera, non fa più tanto freddo, c’è profumo di fiori e il cielo stellato. Io cammino nel silenzio e vedo luci accese nelle case, qualcuno passa in bicicletta, le macchine lontane sulla strada. E penso a quanti intrecci di vite. Sono queste cazzute sere di primavera, che mi si piantano nello stomaco. ‘Fanculo. Queste cazzute sere di primavera e le case con i soffitti alti, le travi di legno. Mi mettono una nostalgia devastante. Come di qualcosa che ho perduto. Mi sono persa qualcosa, qualcuno. L’ho lasciata dietro di me, me la sono persa. Cazzo. In un cortile a disegnare cerchi nella sabbia con un bastoncino di legno, come una sigaretta. Mi mancano. Mi mancano le sere di primavera a guardare fuori dalla mia finestra, alla luce di un lampione. Mi manca l’aria, mi manca il silenzio, mi manca la luce negli occhi. Vaffanculo alle fottute sere di primavera e al vento tra i capelli. Ma le cicatrici guariscono? Oppure no? Restano li a squarciarti l’anima, e ogni tanto fanno male. Per non dimenticare. E ho questa nostalgia che mi si culla nello stomaco e accelera i battiti. Come di una vita perduta, di un tempo passato, di una ragazzina diventata grande. E di una figlia e di un futuro che suona il campanello e spinge, spinge la porta. Batte forte i pugni, che se non apro presto, tanto lui, quella porta, la sfonda. Apro, un attimo, adesso arrivo. Ma lasciami stare ancora un po’ a guardare fuori dalla mia finestra, nel silenzioso buio della sera. Aspetto ancora un attimo, osservo, aspetto, cerco bene, ancora un attimo, magari la ritrovo.

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Si vedono soltanto gli occhi.

Sdraiata a pancia in giù, abbraccia il cuscino, il viso mezzo sprofondato dentro al suo morbido, con un braccio spezza a metà il suo sorriso.

Gli occhi. Si vedo soltanto gli occhi.

Il suo corpo snello si disegna perfettamente lungo il materasso, dondola le gambe e i piedi a mezz’aria, seguendo il ritmo della musica che le inonda i timpani, attraverso le sue grandi cuffie da dj. Sulle all star rosse, scarabocchi d’inchiostro blu.

Gli occhi. Si vedono soltanto gli occhi.

Le unghie mangiate, le dita lunghe e sottili, un braccialetto nero fascia il polso esile, si intona perfettamente con il colore della sua pelle abbronzata.

Gli occhi. Si vedono soltanto gli occhi.

Muove le labbra morbide, sussurra qualcosa, canta. Sta cantando. Labbra rosso scarlatto. Chiude gli occhi e si morde il labbro inferiore per sentire di più la sua canzone preferita.

Gli occhi. Si vedono soltanto gli occhi.

Quante cose ci sono dentro agli occhi delle donne?

Gli occhi nascondono e svelano segreti. Ma bisogna saperli guardare. È arte. Saperli ascoltare. In silenzio. Senza fretta. Gli occhi parlano.

Gli occhi, si vedono soltanto gli occhi. Quelli impauriti di una bambina lasciata sola ad aspettare un abbraccio.

Quelli incatenati di una ragazza che non si ricorda più come si fa a volare.

Quelli orgogliosi di una donna che mai pronuncerà amore, bisogno, perdono.

Gli occhi. Si vedono soltanto gli occhi. Quelli che sanno la verità. Quello che hanno paura. Quelli che vogliono amore. Quelli che chiedono aiuto. Quelli che svelano per un istante e poi tornano a conservare segreti.