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Nostalgia (ad un’amica..)

Se chiudo gli occhi posso sentire ancora il profumo intenso e umido del bosco. Lo attraversavamo ogni sera, per un piccolo tratto, per raggiungere la Baitella. Era la nostra estate. Di quelle senza pensieri, senza doveri e senza responsabilità. Quelle estati adolescenziali, in cui trascorri le notti a bere birra e guardare le stelle. Ci trovavamo tutti in piazza, e percorrevamo insieme la solita strada stretta e ripida. Non avevamo bisogno di grandi cose, bastavamo noi, le nostre risate, qualche bicchiere di vino, o il litro di birra da condividere bevendo dalle cannucce. Trascorrevamo ore dietro i bagni del campo sportivo, ore intese, ricche di tutto e di niente. Di quella magia, che crescendo si perde, e non torna più. All’epoca non lo sapevamo, ma stavamo facendo la storia. La nostra storia. Stavamo scrivendo quello che sarebbe poi diventato il nostro passato da ricordare con nostalgia e il sorriso sulle labbra. Avidi di esperienze, di prime volte, di emozioni. Le nostre chiacchiere e le risate rompevano il silenzio di quelle notti. Già, perché quando poi, a serata finita, si tornava verso casa, c’era solo il buio della notte a farci compagnia. Non un lampione, a Sognavazzo. L’evento che tutti aspettavamo con ansia era la festa degli Alpini: per l’occasione montavamo le nostre tende a Falecchio e vi trascorrevamo la notte. Credo di non aver mai più rivisto stelle così luminose e grandi. Un desiderio per ogni stella cadente: in quel tempo i nostri sogni si avveravano per davvero. Il mio primo bacio l’ho dato proprio lì, in tenda. Noi due circondati dal buio, dalle stelle, e da qualche birra, bevuta per rendere più coraggiose le nostre labbra maldestre.

Quando l’estate finiva, ci rimanevano le lettere. Non avevamo i cellulari, le mail, i solcial. Non potevamo fare altro che scriverci, attendendo con ansia la lettera di risposta, e l’occasione più vicina per rivederci: che fosse Pasqua, Natale o l’estate seguente.

Capitava anche che ci ritrovassimo tutti a festeggiare l’ultimo dell’anno: le urla e le risate rimbombavano nella saletta del piccolo bar di Sognavazzo, salutavamo il vecchio anno facendo il gioco della bottiglia, oppure obbligo e verità, e cominciavamo quello nuovo con un bacio rubato al nostro amore del momento.

Non so nemmeno se sia ancora lì, quella saletta. Mi piacerebbe tornare a rivedere quei luoghi. Per sentire sulla pelle il ricordo di quei momenti felici. Quello che so per certo è che li terró sempre gelosamente custoditi dentro al mio cuore, insieme ai volti di quelle persone che per la prima volta hanno saputo farlo battere forte.

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