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Shane

Io credo che lei sfugga. Non si può capire. È difficile da afferrare. Ed è bella così. Semplicemente così. Ho sempre pensato che anche solo il domandarsi perché di certe sue frasi, gesti, atteggiamenti, fosse come violarli, sporcarli, rovinarli. Lei non va spiegata. Va guardata. Credo che lei debba essere semplicemente amata. Così.
Penso questo, mentre la osservo preparare il caffè, fingendomi distratta, seduta al tavolo di questa grande, immensa cucina.

Una canottiera bianca, senza reggiseno, gli slip dello stesso colore, spettinata, a piedi nudi, fuma una sigaretta e prepara il caffè.

Prepara il caffè per la nostra colazione delle 11.30 e io rido.

Rido perché fuori il cielo è azzurro con le nuvole di panna montata, il sole brilla e scalda il mondo, e soffia quella leggera brezza del mattino. Nell’aria c’è profumo di fiori, erba appena tagliata, d’estate. Le tende bianche svolazzano sulla porta, dalla grande vetrata posso vedere il giardino. C’è un albero di pesco, un tappeto di petali rosa lo circonda: sta per davvero arrivando l’estate.

Rido e ripenso che stanotte abbiamo fatto l’amore. Ed è stato infinito. I suoi occhi profondi che non si stancano mai di guardarmi dentro. Questi immensi occhi scuri che nascondo segreti, ingoiano le lacrime e le trasformano in sorrisi. Mi muovo e sento il suo profumo sulla mia pelle. Può esistere qualcosa di più eccitante del suo profumo sulla mia pelle?

Rido e ripenso alle sue mani sottili, dolcissime, quasi spaventate. Le sue mani che tremano e mi accarezzano.

Come è stato dolce fare l’amore?

Rido e ripenso che che stanotte abbiamo fatto l’amore. Lento. Senza fretta, senza tempo. Labbra, mani, corpi, graffi. È stato così dolce, così spontaneo, così vero, da farmi vivere l’illusione di essere l’unica. L’unica tra le sue braccia, in questo letto, per queste labbra, per questi occhi.

Rido e ripenso al suo viso a due passi dal mio. Alla sua testa sulla mia spalla. Al suo respiro sul mio collo. A quanto ogni suo singolo gesto abbia il potere di eccitarmi e attirarmi a lei come una calamita.

E toccare il suo corpo, respirarlo assaggiarlo, viverlo. È stato come essere io. Toccare lei e provare piacere io.

Rido e penso a quanto ancora potrà essere bello, eccitante, pieno, vero fare di nuovo l’amore con lei.

Appoggiata al bancone della cucina, soffia fuori una lunga boccata di fumo, guardando nel vuoto.

E penso che qualcuno forse me la porterà via. Penso che forse non sarò capace di starla a guardare sempre, senza pretendere risposte per tutti questi perché. E allora la mia sete di sapere, la mia ansia incontrollata di voler capire, me la farà sgusciare fuori dalle mani e scivolerà tra le mie dita, via da me…

Mi alzo e cammino piano sul parquet che scricchiola, in questa grande, immensa cucina. Mi avvicino, la guardo. Fronte contro fronte, naso contro naso. Però adesso è qui. E un pochino mia. La bacio.img_0988

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