Senza categoria

In morte del piercing di robi

Vorrei scriverci un’ode. Per il mio povero piercing.
Assalita da un impeto adolescenziale irrefrenabile, complice un’amica pazza tanto quanto me, un paio di sabati fa mi sono fatta un piercing che da qualche tempo mi frullava nella testa. Sarà che la mia adolescenza è stata sporcata da pensieri parassiti che non avrei dovuto avere a quell’età, ma ahimè ho avuto eccome, e purtroppo non ho dato spazio ad altro che questi. Sarà anche che mia madre non è mai stata molto permissiva e adesso posso finalmente esercitare il mio libero arbitrio. Fatto sta che, con la mano tremolante, avvinghiata stretta con le unghie a quella della mia amica Paola, ho sentito l’ago che passava da parte a parte dentro al filetto del labbro superiore, ho stretto i denti durante la delicata e ardua operazione dell’avvitamento delle palline e in quattro e quattr’otto avevo il mio fighissimo piercing!

Una novità da custodire in gran segreto e mostrate solo agli amici più fidati.

Perché si sa, farsi un piercing a 31 anni suonati non è cosa del tutto solita: avrei potuto essere presa per una madre irresponsabile, ricevere un richiamo al lavoro e chissà quali altre catastrofi. Il cazziatone della mamma, comprensivo di sguardo di disperato e rassegnato disprezzo però, non me lo ha levato nessuno.

Peccato che -la mia solita sfortuna- dopo soli 4 giorni, il suddetto piercing ha iniziato a darmi così fastidio da diventare un chiodo fisso: ogni pensiero, in ogni momento della giornata era rivolto a lui. La sensazione era quella di portare l’apperecchio ai denti: ipersalivazione, fastidio alle labbra, difficoltà a pronunciare perfettamente tutte le parole. Picchiando contro la gengiva, mi aveva inoltre causato la formazione di una fossetta un po’ dolorosa e decisamente antiestetica. Decido di tenere duro e aspettare la completa guarigione, prima di darmi per vinta e togliere il mio amato piercing.

Ma niente da fare: a mezzanotte di giovedì devo toglierlo. Mi sento come un galeotto incatenato alla sua palla, solo che invece di averla alla caviglia, ce l’ho nel filetto. Sollevo il labbro superiore, guardandomi allo specchio, e lo riscopro completamente viola. Panico. In uno spasmo di incontenibile voglia di liberarmi da quello che mi era sembrato, fino a pochi giorni prima, l’esercizio della mia libertà, tento di svitare inutilmente le palline. Quando il fiato inizia ormai a farsi corto e io a sentirmi in trappola, arriva Christian, il mio eroe, che ancora una volta mi porta in salvo: armato di una tenaglia da lavoro grande quanto la mia bocca -direttamente dalla sua cassetta degli attrezzi- con tanto di ruggine sul becco, mi insegue in una scena amatoriale e casalinga di “Non aprite quella porta” fino ad incastrarmi tra la parete del bagno e quella della doccia e finalmente, tra lacrime, urla e preghiere, riesce a tranciarmi di netto il piercing, rendendomi davvero libera e permettendo al mio sangue di circolare di nuovo in quella parte di me così sensibile e delicata che -giuro- non deturperò mai più.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...