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La storia di Francesca_terza parte.

L’aveva vista ballare. Era rimasta a lungo a guardarla ballare. Ma non era come al solito, non era come le volte in cui lei e Catia, andavano in discoteca e si mettevano a fissare una ragazza che ballava strano, solo per il gusto di criticarla, prenderla un po’ in giro, magari imitarla e passare la serata ridendo. Quella volta era diverso, Catia non l’aveva nemmeno notata quella ragazza: era concentrata a riempirsi il piatto di stuzzichini sfiziosi per l’aperitivo di quella domenica sera insolita. Ballava, quella ragazza, dentro alla musica. Ballava con gli occhi chiusi, i capelli biondi cadevano ricci, spettinati sulle spalle e coprivano una buona parte di viso, rivelando i lineamenti dolci da bambina. Era bella, fisico perfetto, sedere mozzafiato, non per niente era circondata da ragazzi di tutte le età, dalle chiare intenzioni comuni, che però lei non degnava di uno sguardo. Era bella cavolo, e si muoveva davvero bene. Un pizzico di invida le punzecchiava lo stomaco.”Ehi, che fai?”

“Ciao Caty, che hai preso di buono?”

“Mmh, prova questi! Sono squisiti: voulavant al ripieno di polpa di granchio”

“Ok. Senti, ma.. L’hai vista quella?”

“Chi, miss maglietta bagnata? Se la tira di brutto, mi sta antipatica solo a guardarla!”

“Mah. A me piace… Buoni comunque i voulavant! Vado a prendere da bere, vieni?”

“Certo, però prima facciamo ancora un giro al buffet!”
In coda per un cocktail al bancone, le loro chiacchiere erano state distratte da una voce troppo alta e scocciata di una donna: “Ho detto di no, grazie!”

Era la ragazza di prima. Un tipo evidentemente ubriaco ci stava provando con troppa insistenza e sembrava non accettare il suo rifiuto. Francesca osservava la scena senza dire nulla. Nemmeno Catia aveva voglia di parlare, in quel momento. Nessuno nel locale sembrava accorgersi di quello che stava accadendo, nessuno gli dava peso, ma Francesca aveva una brutta sensazione.

“Ehi, piccola, non ti arrabbiare. Voglio solo offrirti da bere e chiacchierare un po’.”

Il ragazzo ubriaco si era avvicinato e le toccava i capelli. Lei sembrava sempre più nervosa, e aveva iniziato a frugare confusamente nella borsa.

Lui le stava addosso.

“Caty, io vado.”

“Tu che?”

Senza dare all’amica il tempo di risponderle, Francesca si era diretta verso quella ragazza sconosciuta, con una sicurezza che non pensava le potesse appartenere.

“Eccoti, finalmente! Ma dov’eri finita?”

L’ aveva presa sotto braccio. Lei, zitta, la fissava.

“E poi, scusa, perché non rispondi al telefono? Sono due ore che ti chiamo! Mi ha telefonato Marco, perché non riusciva a rintraccianti. È già fuori che ci aspetta, vieni, dobbiamo andare.” “Ciao caro!” Aveva aggiunto, rivolta al ragazzo ubriaco, rimasto senza più niente da dire. E l’aveva trascinata via. In fretta, con sicurezza e disinvoltura, la teneva stretta sotto braccio e si erano dirette al guardaroba. Di tanto in tanto si voltava per guardare che fine avesse fatto il ragazzo, poi non l’aveva visto più.

“Ecco fatto, salve. Io sono Francesca, piacere! Tu?”

Aveva detto, porgendo la mano alla ragazza sconosciuta: “Ilaria. E grazie. Grazie davvero, come ti è venuta in mente una sceneggiata simile? Mi hai tolta dai casini! Ti devo un cocktail!”

“Minimo! Ma non qui, per stasera ne abbiamo avuto abbastanza, direi.”

“Giusto!”

“C’è un’amica con me, Catia. Vado a chiamarla e ce ne andiamo!”
È stato così che ha conosciuto Ilaria. Più grande di lei, lavora in un centro estetico a milano, in zona navigli. Francesca e Ilaria. Una forza della natura. Una combinazione esplosiva, senza spiegazioni, da togliere il fiato. Una sintonia innata, tale da suscitare la gelosia di Catia. E un po’ anche quella di Daniele. Il vero spettacolo era vederle ballare: sembravano fatte apposta per combaciare, una finiva quello che aveva iniziato l’altra, come se tutto fosse studiato, quando invece veniva assolutamente spontaneo e naturale. Si leggevano dentro. Si sentivano a pelle. e in un batter d’occhio si ritrovano circondate di ragazzi e vittime degli sguardi assassini di tutte le donne del locale. Come si divertivano! Riuscivano sempre a scroccare da bere. Ogni tanto Ilaria si faceva accompagnare a casa da qualcuno. Francesca no, lei era fedele. Lei amava Daniel, così si divertiva e basta.
“Allora? Hai pensato?”

“Pensato cosa?”

Domanda Ilaria, addentando un boccone di mozzarella.

“Al mio racconto!”

“Buona questa caprese! Bella l’idea di cenare in terrazza! Da dove ti è venuta?!”

“Daniel.”

“Ah, come sta? L’hai sentito?”

“Si, mi ha telefonato ieri quando è arrivato. Era contento di essere a casa.”

“E quando torna?”

“Resta per il weekend, poi deve tornare. Sai, gli esami, il nuovo lavoro al pub, io… ”

“Eh già, tu! E quest’estate cosa avete in mente di fare?”

“Non so, mare. Sicuramente mare! Tu?”

“Hai voglia se ci facciamo qualche giorno da me in Sardegna? La casa dovrebbe essere libera!”

“Sarebbe bellissimo! Esami permettendo….”

“Ma si, dai! Al massimo ti porti da studiare!”

“Si certo. Studiare. Io. Con te! Non se ne parla proprio! Me lo

renderesti impossibile! Comunque ok, ci sto!”

Non ha risposto alla sua domanda, non le ha detto se ha in programma qualcosa per l’estate. Non ha risposto, e questo significa che con Claudio sta andando male. Francesca lo sa. A Ilaria non piace parlare di sè. Ne parla solo se non le si chiede nulla e solo quando è lei a deciderlo. Quindi Francesca non domanda, ma ha capito.

“Balliamo sul mondooooooo, possiamo qualsiasi musica!”

Ilaria sta cantando a squarciagola sul piccolo balcone della sala da pranzo. Francesca la guarda, mentre finisce di sparecchiare. Ha le cuffie dell’iPod nelle orecchie, per non dare fastidio ai vicini, vista l’ora, e canta a perdifiato Ligabue, ballando a piedi nudi. Una luna piena, luminosa, grande, e il buio della notte, a farle da sfondo. Sorride Francesca, guardandola ballare. Si ricorda il loro primo incontro.

“Non cambierai mai!”

“Cosa?”

Domanda Ilaria, togliendosi una cuffia.

“Urli come una matta, ti sei accorta?”

Sorride.

“Vuoi un tiro?”

“No, grazie.” E rimette la cuffia.

Restano così, una in silenzio appoggiata alla ringhiera del balcone, che fuma piano la sua sigaretta, nel silenzio della notte, l’altra che balla a piedi nudi con le cuffie nelle orecchie.
“Mi ha fatto piangere.” Parla piano, Ilaria, spostando le una ciocca di capelli dal viso.

“Chi?”

“Il tuo racconto.”

“Davvero?”

“Si. Quindi è bello. È toccante, triste, bello. Sembra vero, coinvolge, ti entra dentro. È così che deve essere. Brava. E fammi sapere se il tipo simpatico e ti contatta.”

“Chi, Tini? Bah!”

Le dà un bacio sulla guancia:”Ciao Franci, ci sentiamo.”

“Sicura che non resti a dormire? Fammi compagnia dai, che senza Daniele ho paura!”

“No, è ora che diventi grande.”

“Uffa!”

“Se hai paura scrivimi. Buonanotte.”

Esce, lasciando la porta aperta, scendendo le scale si infila il casco, chiavi del motorino in mano, shorts di jeans e all star rosse, corre lungo le scale, sbatte la porta d’ingresso. Francesca, dal balcone, fa scattare con il telecomando il cancello elettrico, e Ilaria mette in moto il suo vecchio Booster grigio metallizzato. Il rumore del motore si perde nella notte. Francesca si lascia cadere sul divano, si rannicchia nelle ginocchia e pensa. Pensa che quando va via Ilaria, è sempre come se mancasse qualcosa. Come se ci fosse ancora una cosa che dovevano dirsi, una cosa da fare insieme, che non hanno fatto. E così resta qualcosa in sospeso. E lei aspetta il loro prossimo incontro.

Ho paura.

Le scrive un sms.

Chiudi gli occhi. Respira. Guarda il mare. Il sole che brilla sulle onde, il suo calore sulla pelle, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, le risate dei bambini che giocano nell’acqua, il profumo della sabbia e della crema solare, lontana, la voce di un uomo che grida”Cocco! Cocco bello!”. Hai ancora paura?

No.

Si tocca i capelli. I capelli che Ilaria le sposta sempre, con quel gesto così affettuoso, così materno. Le piace. La fa sentire coccolata e protetta. Le fa sentire che c’è, con quel gesto. E poi pensa che Daniel le manca sul serio. Sospira, appoggia la testa sul cuscino, lo

abbraccia, e si addormenta.
Sono intorno a una piscina, di notte, a una festa. È estate e ci sono le sdraio. La ragazza è alta più o meno quanto lei, magra, capelli corti neri. Silenziosa, resta sempre un po’ in disparte. Francesca è incuriosita da quella che non sembra una ragazza socievole, anzi un po’ antipatica.

Poi una sfida. Vede la scena da fuori, come se non fosse lei, Francesca, in mezzo alle sdraio e agli ombrelloni, a discutere con quella ragazza, che non ha mai visto, ma sa di qualcuno che già conosce. Hanno avuto da ridire su qualcosa forse, non saprebbe dirlo con certezza. E la ragazza sembra arrabbiata, sembra voglia continuare a litigare, sembra voglia dimostrare qualcosa. La spinge e cade in piscina. La segue e le tiene i polsi stretti con le mani. Poi la guarda negli occhi e dice: “Questo lo so fare solo io” .

E poi strana, totalmente inaspettata, la sua bocca, la sua lingua, lì, sott’acqua, lí, senza nemmeno lasciarle il tempo di capire cosa sta succedendo, senza permetterle di pensare che non la conosce, è totalmente sconosciuta e non sa cosa le sta facendo e se le piace e se lo vuole e che cosa significa e che cosa succederà. Le piace. E stringe forte le sue mani e lei risponde stringendo di più. E c’é. Stringe per dirle che c’è. Che lo sa, lei lo sa quello che Francesca sta sentendo e lo sta facendo apposta e c’è. È li con lei, anche se non sa chi sia. All’ improvviso le viene forte la paura che sia soffocata, sott’acqua per tutto quel tempo. E poi subito pensa quanto sia assurdo che le importi così di quella ragazza che non aveva mai visto prima, che non conosce e che sente inaspettatamente così vicina. Allora apre gli occhi e la guarda. Nel culmine della sua perdizione, la guarda e lascia incompiute tutte quelle sensazioni così intense che l’ hanno travolta in un instante.

“Stai bene?”le chiede.

“Questo non è da ripetere mai più.” Risponde lei con un un sorriso.

Poi esce dall’acqua con i vestiti, tutti di colore nero, fradici, lo sguardo basso, e si allontana.

Rimane così, Fancesca, sconvolta. A pensare quanto dolce, tenera e inaspettata sia quella ragazza che sembra scontrosa, dura e solitaria. Rimane lì, a pensare quanto mondo ha voglia di scoprire ancora di lei.

Poi si sveglia, piano, avvolta nella nuvola di questo strano incontro onirico, e non appena prende coscienza e si stacca dal sogno, Ilaria. La invade un’intesa, ingombrante, chiara sensazione di Ilaria.

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