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La storia di Francesca_ seconda parte

“Non so cosa pensare. Giuro. Da non credere. Assurdo, non m ha lasciato nemmeno parlare. All’inizio ho pensato gli piacesse, ma poi. Se ne è andato di corsa, mi ha salutato a mala pena. E ha lasciato la chiavetta sul tavolo! Ti rendi conto?! Quanto cazzo gliene può fregare, secondo te, a questo qui, del mio racconto?! Assurdo.””Ehi, ok. Basta, ok? È andata. Il tuo numero ce l’ha. Se vuole contattarti ha gli strumenti per farlo. Adesso basta pensare, basta seghe mentali. Tanto, da perdere, non hai niente. Alla peggio non ti caga, ma questa non è un novità!

“Che stronza!”

Ride, Francesca. In pigiama, sdraiata a pancia in giù sul suo lettone, al telefono con la sua amica Catia. Catia ha sempre ragione. Catia. Molto più pragmatica e concreta di Francesca, non si perde in voli pindarici e fantasticherie, lei. Direttrice dell’azienda che un tempo apparteneva a suo padre, lei è una con i piedi per terra: “Altrimenti chi ti terrebbe attaccata al mondo reale, se non ci fossi io?”

Francesca e Catia, amiche da sempre. Amiche quelle vere, legate nel sangue, dentro, nell’anima. Non esiste niente di Francesca che Catia non conosca, neanche la minima sfumatura. E lo stesso al contrario. Complici. Sorelle.

“Stronza tu!”

“Eddai, che scherzo! A te come è andata la giornata? Tutto bene?”

“Lascia stare, non ne posso più. Quello stronzo del fornitore è sempre in ritardo e le operaie non sanno che vita tirare. Vabbè, stendiamo un velo. M verrà l’esautomento!”

“A proposito, che ne dici: terme? Ho voglia di vederti.”

“Anche io. Cavolo, non so se riesco questo fine settimana. Devo sentire Ettore: voleva portarmi a una mostra..”

“Dai, fammi sapere. Daniele è via sabato, torna dai suoi a Bologna. Sono sola. Libera e felice!”

“Smetti di fare la stupida!”

“Suona il citofono, è lui, ti devo lasciare. A dopo, sei la mia.”

“Tu.” Riattacca.

Francesca vive a Milano. Frequenta il terzo anno di Scienze della Comunicazione, anche se al secondo, si è accorta che avrebbe preferito fare psicologia. Ormai è andata: “Quando scegli una strada, mai tornare indietro. Dritta. Fino al traguardo.” Diceva suo padre. Ha conosciuto Daniele in università. Stesso corso, lui un paio di anni più grande.

Catia vive a Bergamo con sua madre. Dopo la morte del

padre ha preso le redini dell’azienda di famiglia. Abita in una villa stratosferica in città alta. La madre in un bilocale, nella stessa tenuta. Ettore è il suo attuale fidanzato. Non vivono insieme. Catia sta bene da sola, gestisce la sua vita senza margine d’errore, non c’è spazio per un uomo nella sua quotidianità, adesso.

“Ciao amo!” Saluta Daniel entrando in casa, con il suo solito stile hip-hop. Francesca in risposta gli da un bacio appassionato, braccia intorno al collo, naso contro naso: “Mi sei mancato”.

“Com’è a data la giornata? Esame? Il tuo racconto?”

“Da schifo. Esame rimandato: non si è presentato il docente. Mi

Sono vista con Ilaria in pausa pranzo e sono arrivata in ritardo all’appuntamento con il professor Tini, che era in ritardo anche lui, e pare non abbia molto preso in considerazione il mio racconto.” Sbuffa.

“Bello. Dai, vieni qui.” Le cinge la vita con le braccia e inizia a baciarla il collo.

“E stasera preparo io qualcosa che saprà tirarti su il morale”.

“Ok. Però non smettere di baciarmi il collo, ok?”

“Doppio hamburger e patatine fritte: tu si che sai come prendere una donna disperata!”

Mangiano seduti per terra, in terrazza. Le luci della città di notte, come infinite candele accese soltanto per loro.

Si sta bene, con Daniel. È proprio il tipo giusto per Francesca. Non è uno che se la tira, ma ha fascino e sa il fatto suo.

“Domani sera comincio il lavoro al pub, ricordi?”

“Ricordo. E mi immagino già le centinaia di ragazzine in tacchi e minigonna che ti gireranno intorno…”

“Piantala! Ti fidi di me?”

“Ehm……..”

“E poi mi servono un po’ di soldi, quelli che mi mandano i miei, bastano appena per pagarmi gli studi!”

“Si, lo so. È che…”

“Ti fidi di me?”

Francesca sorride, ma non risponde.

“E sabato parto nel primo pomeriggio. Mi fermo a Bologna per tutta settimana, ho già avvisato i miei, sono elettrizzati. È quasi un anno ne non li vedo. Sicura che non vuoi venire?”

“Sicura. Devo preparare l’esame di storia e lavorare al mio racconto. Lavoro meglio qui, senza te che mi distrai…”

Ride.

Squilla il telefono di Francesca. Squilla e interrompe l’atmosfera intima e romantica della loro insolita cena in terrazza.

È Ilaria. Francesca rifiuta la chiamata. Tra loro funziona così. Se ci sei, ci sei, altrimenti sarà per la prossima volta. Lo sanno. Nessuna delle due si offende. È la loro regola. Non parla molto di Ilaria, nemmeno con Daniel. Forse un pochino con Catia, ma con il contagocce. È che Ilaria è una cosa sua. Un’ amicizia tra parentesi, con regole proprie, diversa dalle relazioni comuni. È se glielo chiedessero, non saprebbe dire perché. È nata così. Non se lo sono dette, nessuno ha stabilito niente. È nata così, è così da sempre e loro lo sanno da sempre. Non hanno bisogno di parlarsi, domandare o darsi spiegazioni.

“Non rispondi?”

Chiede Daniel.

“No. Ora sono con te.”

Si baciano. È dolce Daniel. Dolci i brividi delle sue mani lungo il corpo. Dolci i suoi baci sulla pelle nuda. Dolci i suoi occhi che brillano. Dolce fare l’amore. Buono il suo profumo, che poi se lo sente addosso, appiccicato addosso.

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