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La storia di Francesca_l’inizio.

“Ascoltó con attenzione le sue parole, senza guardarlo negli occhi. Poi, quando ebbe finito, Nora alzò lo sguardo. Intenso. Entrarono ancora, per un attimo infinito, l’uno dentro l’altra, per l’ultima volta. Per sempre. Poi gli diede le spalle, e se ne andò.”Francesca smette di leggere. “Finito!” Annuncia con orgoglio. Chiude i fogli, li piega e li infila stropicciati nella borsa, per terra, ai piedi della panchina di legno, appena fuori dal bar. Appoggia di nuovo la testa sulle gambe di Ilaria, che continua a rimanere in silenzio.

“Allora? Che ne pensi?”

“Bello.”

“E poi? Bello, e poi?”

“E poi.. Niente. Ci devo pensare.” Le sposta dolcemente i capelli dalla fronte.

“Ci devi pensare? Bah.”

“Eddai, non fare l’offesa, lo sai che mi serve tempo per rielaborare e esprimere la mia opinione. Non voglio darti una risposta così, tanto per dire.”

“Ommioddio, le sette e mezza! Sono già le sette e mezza! Cazzo, sono in ritardo!”

Francesca balza in piedi, raccoglie la borsa, sistema alla meglio la camicia, si mette il suo foulard a fiori rossi e blu, gli occhiali da sole. Raccoglie i capelli in una coda, il solito ciuffo ribelle cade davanti agli occhi!

“Ciao. Scusami, scusami tanto devo scappare!”

“Tranquilla. Lo so.”

Ilaria le dà un bacio sulla fronte. “E in bocca al lupo!”

Francesca sta già correndo, borsa a tracolla, si volta indietro e, senza fermarsi, le urla: “Crepi!” E le fa il gesto del telefono, per dire che l’avrebbe chiamata più tardi.
“Merda!”

Il professor Tini non risponde. Avevano appuntamento qui, al caffè della stazione centrale. Per comodità. Il professore era in città per una conferenza sulla letteratura contemporanea. Docente all’università di Pavia, era un caro amico di Betty. Era stata così carina a fissare per lei questo incontro. Avrebbero dovuto vedersi proprio alle sette e mezza. Sapeva di essere in ritardo, forse lui se ne era già andato.

“Merda, merda, merda! Ecco, sono una stupida! Ho perso l’occasione della mia vita! E cosa dirà Betty?! Si è spesa così tanto per rintracciare il professore!”

Betty era la baby sitter di Francesca, quando era bambina. Avevano un buon rapporto, che con il passare degli anni è diventato amicizia.

“Signorina!”

Francesca sussulta. Il telefono ancora all’orecchio, si volta: Eccolo!

“Professore, buona sera!” Si avvicina per stringergli la mano. “Mi perdoni, sono in ritardo.”

“Sono io a scusarmi: mi hanno trattenuto dopo la conferenza e sono riuscito a liberarmi solo ora. Entriamo?”

“Certo!”

Risponde Francesca, spingendo la porta del locale.
“Cosa vi porto?” Domanda la cameriera.

“Un caffè liscio, grazie.” Risponde Francesca distrattamente.

“Per me un bicchiere di acqua minerale, temperatura ambiente.” Continua il professore. e dopo una breve pausa aggiunge: “Con una fettina di limone. Grazie.”

Poi, rivolto a Francesca: “Allora, signorina…”

“Francesca.”

“Francesca. Beatrice mi ha parlato di lei.”

“Si, Betty. Ci conosciamo da anni. Le sono grata per aver accettato di incontrarmi.”

“Mi dica un po’: di cosa di tratta?”

“È… Un racconto. Sto scrivendo un racconto. Vede, non so bene dove mi voglia portare poi, questo racconto. Mi piacerebbe che potesse diventare un romanzo, un giorno. Sa, ho vinto qualche concorso negli ultimi anni, ma nessuna proposta di pubblicazione. E mi piacerebbe tanto.. Ma.. Ecco, non so bene come muovermi. E mi chiedevo.. Ecco, se potesse darmi qualche indicazione, qualche consiglio, una spinta…”

“Mmhh..”

“Ho portato con me una copia.” Tira fuori i fogli stropicciati dalla borsetta.

“Ecco, non si presentano bene, lo so, sono un po’ disordinata, ma..”

“Tipico dell’artista.” La interrompe lui.

Francesca sorride: “Ho portato una chiavetta con il file, comunque.” E appoggia la chiavetta sul tavolo.

Il professor Tini prende in mano i fogli e comincia a leggere.

“Eccomi. Il caffè?” Lo interrompe la

cameriera.

“Per lei.” Risponde il professore, indicando Francesca.

“E la sua acqua minerale.” Li congeda la cameriera, lasciando lo scontrino sul tavolo, sotto il porta tovaglioli.

“Sembra interessante.” Il professor Tini beve un sorso della sua acqua minerale, temperatura ambiente, con un fettina di limone. “Molto interessante.”

“Grazie.. Vede poi..”

“Me lo leggerò con calma.” La interrompe lui. “Mi scusi, devo

Scappare.” Aggiunge, dopo aver dato uno sguardo all’orologio.

Si alza, mette i fogli stropicciati nella sua cartella da lavoro, paga per due e saluta Francesca sulla soglia.

Incredula, Francesca è rimasta lì, seduta al tavolino del bar, di fronte a una tazza vuota di caffè, con le parole che le sono morte, a metà tra le labbra e la gola. Abbassa lo sguardo: “La chiavetta!” Grida, a nessuno, rivolta alla porta del bar.

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