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Vigliacco


Il rumore dell’acqua che scorre dal rubinetto, sul bancone, cancella i pensieri di Ilaria, inglobandoli nella sua eterna, grigia, monotonia. Non lo sa bene, cosa sta facendo. Non ha ancora attutito il colpo della sua vita cambiata: lei odia i cambiamenti. Perché rimane attaccata al passato, alle persone, ai sentimenti, agli odori del passato, attraverso una sorta di cordone ombelicale, che senza spezzarsi mai, le rimanda indietro ondate di ricordi, con un retrogusto di nostalgia e rimpianto, che le rimane addosso per giorni. Fissa il vuoto dentro al lavandino Ilaria, fingendo di sciacquare un bicchiere. È mattina, il bar stranamente quasi vuoto, ci sono ancora tutte le brioches per la colazione. Fissa il vuoto grigio nel lavandino, quando una voce profonda, quasi spaventosa, la fa sussultare: “Posso ordinare a lei?!”

“Solleva lo sguardo, Ilaria, e i suoi occhi si trovano in un istante dentro agli occhi di lui. I suoi occhi di ghiaccio, lo sguardo costante, inespressivo, uno sguardo che ti arriva dentro, legge i tuoi pensieri e le paure. Non ha più difese, Ilaria , messa a nudo dallo sguardo pietrificante di Lui. Luca, il ragazzo di Francesca. Alto, con la sua stazza ingombrante e gli occhi di ghiaccio che non la mollano neanche un secondo. Si sforza di mantenere un’espressione rilassata e disinvolta, vorrebbe essere come lui, vorrebbe riuscire a essere fredda e guardarlo con disprezzo, vorrebbe trasmettergli la consapevolezza di essere migliore di lui, di non dovergli nessuna spiegazione, nessuna scusa e nessun senso di colpa. Vorrebbe dirgli che è lui il vigliacco, che le persone come lui fanno schifo, che è un perdente e dovrebbe vergognarsi di aver spento e distrutto una così bella anima. Vorrebbe sputargli addosso tutto il suo disprezzo, vorrebbe riuscire a renderlo piccolo piccolo attraverso lo sguardo. Vorrebbe, ma non c riesce. Quell’uomo la mette troppo in soggezione. Non gli risponde, scosta lo sguardo: Francesca è al suo fianco, con gli occhi bassi. Una fascia nera le lascia la fronte scoperta, i capelli raccolti.

“Ciao.”

Le dice, con un filo di voce, che per la paura di uscire, le muore in un nodo in fondo alla gola.

Francesca alza il viso. È ancora tanto bella. Accenna un sorriso, senza voce. Nei sui begli occhi laluce di un tempo si è ormai spenta. Si legge, infondo, dietro alla paura, dietro alla stanchezza e alla rassegnazione, una richiesta d’aiuto. La richiesta che Ilaria è capace di leggere, ma alla quale non può più rispondere. Una fitta le stringe il cuore: sarebbe così semplice. Le basterebbe andare dall’altra parte del bancone, prenderle la mano, strapparla via a quella di lui, e correre. Correre via, lontano da un passato da dimenticare e da un presente vuoto e pesante. Correre via lontano da tutto e da tutti, correre a salvarsi, correre verso quello che tutte e due sanno di volere, ma che soltanto Ilaria ha avuto il coraggio di ammettere a se stessa. Non la puó salvare. Le persone non si salvano con costrizione. Per salvare qualcuno, bisogna in primo luogo che sia lui a desiderare fortemente di essere salvato, che sia lui ad ammettere di avere bisogno di essere salvato. E Francesca è così lontana da se stessa che si è persa. Galleggia in un mare infinito, non si vede più la terra all’orizzonte. Non sa più dove si trova e in quale direzione andare. E allora ha smesso di nuotare. Francesca si lascia trascinare,come un corpo senza vita, da lui. Lui che ne controlla l’anima, il corpo e i pensieri.

“Due caffè macchiati, un bicchiere d’acqua naturale, temperatura ambiente, e una brioches alla marmellata.”

Ordina, l’uomo. Ordina per due, e lei lo lascia fare. Lo lascia parlare per lei, decidere per lei, scegliere al suo posto, allo stesso modo in cui gli permette di ordinarle la colazione. Si siedono al tavolo più nascosto, in veranda. Lui non saluta Ilaria , finge di non conoscerla, lei non esiste. È scomoda, non è sua quindi non può controllarla, probabilmente gli fa paura, allora non esiste. Vigliacco.

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