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Addormentare..

Apri le persiane della finestra senza vetri. Piccola, l’unica in tutta la stanza. E’ mattina presto, il sole filtra appena e quando le spalanchi, i polmoni si riempiono dell’odore del fieno. Riapri gli occhi, il sole scalda il viso e sa d’estate. L’aria profuma d’estate. Come se l’estate avesse un suo sapore, fatto di erba, di fiori, fatto di acqua fresca e del muggito delle mucche. Fatto del profumo della terra e dei piedi nudi nell’erba. Gli uccelli cinguettano e volano da un ramo all’altro. Allora scendi le scale di corsa, e vai in cucina, che la colazione e’ pronta.Quando una mano sconosciuta ti sfiora, per caso, magari per sbaglio . Ti tocca piano, distratta. Perché doveva appoggiassi li, ma non sapeva che c’eri tu. E poi si scosta. Di colpo. Senza alzare lo sguardo, senza che gli occhi si incrocino. e ti rimane addosso un leggero imbarazzo, e la sensazione di quel tocco. In sospeso.

La mani tra i capelli. Dita sul palmo. I capelli scivolano dolci tra le dita. Piano. In silenzio. Sfiorano la pelle dal gomito verso il basso, e le dita, una ad una. Ascolti il respiro, che si fa pesante. E lo sai, che l’essenza della relazione sta tutta li, nel suo respiro che si concede di diventare pesante, abbassa le difese, si lascia andare. E’ li che sai che si fida di te, e allora ti permette di farlo addormentare. E’ nelle dita che sfiorano la pelle, l’essenza di quella relazione. Nel silenzio. Nella pelle.

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Ti voglio bene.

Ti voglio bene perché sono entrata, per un istante, nella tua vita, ci sono entrata tanto forte che veloce come un vortice mi ci sono aggrovigliata dentro, mi sono fatta un sacco male, lividi, graffi, ho visto cose che non avrei dovuto vedere e poi con la stessa velocità ne sono stata catapultata fuori, senza spiegazioni, spaesata, con la testa che ha continuato a girare a lungo. Mi ci sono voluti mesi, anni, per capire quello che mi è successo quando ho inciampato in te e la mia vita ha sbattuto contro la tua in una centrifuga a mille giri. E adesso che mi sono fermata, ti voglio bene.

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50 sfumature.. di nausea!


E tu che cosa hai fatto? Niente.
Non lavori perché non ce n’è bisogno e se lo fai lo fai per finta, perché comunque è tutto tuo, hai tutto quello che desideri senza nemmeno fare in tempo a sentirne il desiderio.

Lui ti ripete che sei bella, fino alla nausea, te lo ripete fino a che basta, cavolo basta, cavolo non ci credo più che sono bella e che mi ami se me lo ripeto sempre!!

E la treccia?! Ma una i capelli non se li può tenere come cavolo le pare?!?

E il resto del mondo svanisce. C’è solo lui e quello che vuole lui e tutto quello che sei disposta a fare per lui. Che se ne vada a quel paese il resto della tua vita, il resto dei tuoi desideri e tutte le cose senza senso che faresti, ma non puoi, tutto quello che vorresti, ma non puoi volere.

Ti legge nel pensiero, cosicché non puoi nemmeno pensare senza che ci sia lui! Sempre lui. Da sola non uscirai mai più, e se capiterà lui arriverà a prenderti o ti seguirà in diretta video.

Non ti capiterà neanche mai di non essere soddisfatta, in modo da porti qualche domanda o da avere un obiettivo da raggiungere.

Non puoi neanche morderti il labbro.

E poi ti auto convincerai di volere tutto quello che in realtà lui ti ha abituato a volere e sarai talmente sua che non sarai più tua.

Sei mesi di Christian grey, quanto basta per averne la nausea.

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Vigliacco


Il rumore dell’acqua che scorre dal rubinetto, sul bancone, cancella i pensieri di Ilaria, inglobandoli nella sua eterna, grigia, monotonia. Non lo sa bene, cosa sta facendo. Non ha ancora attutito il colpo della sua vita cambiata: lei odia i cambiamenti. Perché rimane attaccata al passato, alle persone, ai sentimenti, agli odori del passato, attraverso una sorta di cordone ombelicale, che senza spezzarsi mai, le rimanda indietro ondate di ricordi, con un retrogusto di nostalgia e rimpianto, che le rimane addosso per giorni. Fissa il vuoto dentro al lavandino Ilaria, fingendo di sciacquare un bicchiere. È mattina, il bar stranamente quasi vuoto, ci sono ancora tutte le brioches per la colazione. Fissa il vuoto grigio nel lavandino, quando una voce profonda, quasi spaventosa, la fa sussultare: “Posso ordinare a lei?!”

“Solleva lo sguardo, Ilaria, e i suoi occhi si trovano in un istante dentro agli occhi di lui. I suoi occhi di ghiaccio, lo sguardo costante, inespressivo, uno sguardo che ti arriva dentro, legge i tuoi pensieri e le paure. Non ha più difese, Ilaria , messa a nudo dallo sguardo pietrificante di Lui. Luca, il ragazzo di Francesca. Alto, con la sua stazza ingombrante e gli occhi di ghiaccio che non la mollano neanche un secondo. Si sforza di mantenere un’espressione rilassata e disinvolta, vorrebbe essere come lui, vorrebbe riuscire a essere fredda e guardarlo con disprezzo, vorrebbe trasmettergli la consapevolezza di essere migliore di lui, di non dovergli nessuna spiegazione, nessuna scusa e nessun senso di colpa. Vorrebbe dirgli che è lui il vigliacco, che le persone come lui fanno schifo, che è un perdente e dovrebbe vergognarsi di aver spento e distrutto una così bella anima. Vorrebbe sputargli addosso tutto il suo disprezzo, vorrebbe riuscire a renderlo piccolo piccolo attraverso lo sguardo. Vorrebbe, ma non c riesce. Quell’uomo la mette troppo in soggezione. Non gli risponde, scosta lo sguardo: Francesca è al suo fianco, con gli occhi bassi. Una fascia nera le lascia la fronte scoperta, i capelli raccolti.

“Ciao.”

Le dice, con un filo di voce, che per la paura di uscire, le muore in un nodo in fondo alla gola.

Francesca alza il viso. È ancora tanto bella. Accenna un sorriso, senza voce. Nei sui begli occhi laluce di un tempo si è ormai spenta. Si legge, infondo, dietro alla paura, dietro alla stanchezza e alla rassegnazione, una richiesta d’aiuto. La richiesta che Ilaria è capace di leggere, ma alla quale non può più rispondere. Una fitta le stringe il cuore: sarebbe così semplice. Le basterebbe andare dall’altra parte del bancone, prenderle la mano, strapparla via a quella di lui, e correre. Correre via, lontano da un passato da dimenticare e da un presente vuoto e pesante. Correre via lontano da tutto e da tutti, correre a salvarsi, correre verso quello che tutte e due sanno di volere, ma che soltanto Ilaria ha avuto il coraggio di ammettere a se stessa. Non la puó salvare. Le persone non si salvano con costrizione. Per salvare qualcuno, bisogna in primo luogo che sia lui a desiderare fortemente di essere salvato, che sia lui ad ammettere di avere bisogno di essere salvato. E Francesca è così lontana da se stessa che si è persa. Galleggia in un mare infinito, non si vede più la terra all’orizzonte. Non sa più dove si trova e in quale direzione andare. E allora ha smesso di nuotare. Francesca si lascia trascinare,come un corpo senza vita, da lui. Lui che ne controlla l’anima, il corpo e i pensieri.

“Due caffè macchiati, un bicchiere d’acqua naturale, temperatura ambiente, e una brioches alla marmellata.”

Ordina, l’uomo. Ordina per due, e lei lo lascia fare. Lo lascia parlare per lei, decidere per lei, scegliere al suo posto, allo stesso modo in cui gli permette di ordinarle la colazione. Si siedono al tavolo più nascosto, in veranda. Lui non saluta Ilaria , finge di non conoscerla, lei non esiste. È scomoda, non è sua quindi non può controllarla, probabilmente gli fa paura, allora non esiste. Vigliacco.

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Lei

Lei fa tutto quello che le passa per la testa. E non ha senso di colpa. È la concretizzazione del puro subconscio. Non c’è super-io che tenga, lei il super-io l’ha disintegrato. Lei è totalmente contraddittoria, assolutamente folle, senza rispetto, senza logica, senza pudore, è un ammasso di pulsioni, segue il suo desiderio e il suo bisogno senza pensare alle conseguenze e senza razionalità. È portata all’estremo. È macabra addirittura in certi aspetti. Cinica, macabra, assurda. E poi lascia fare agli altri quello che vogliono. Non ha legami. Dice quello che ha in testa. È assolutamente egoista e inaffidabile. Ma nell’istante in cui dice e fa quello che le viene da fare, è sincera. Lei è un istante. Fotogrammi. È spaventosamente vera. È il vero più autentico, quello della follia. Nessuno è come lei. Non porta a molto essere come lei. Non puoi essere amico, ne l’amore di una come lei. E lei non ha niente di sicuro e stabile e certo. È sola, ad appagare se stessa. Lei ha istanti in cui ruba gli altri per farli suoi finché ne avrà voglia. Che poi, a pensarci bene, la vita è fatta di istanti. Le persone entrano ed escono dalla nostra vita e noi ci teniamo quello che ci regalano, per arricchire noi stessi. Quindi lei ha capito il gioco della vita e l’ha fatto suo. Ha capito il senso e gioca in anticipo alla vita. Le persone cercano il “per sempre felici e contenti”, che non esiste. E così, quando perdono qualcuno, hanno la sensazione di esserselo fatto scivolare tra le dita. Invece lei se lo vive fino in fondo. Senza aspettare il “per sempre”. E lo fa suo per perderlo un po’ di meno. E poi lo lascia andare, senza rimpianti, e senza sentirsi sola.

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Il mio mondo che non c’è..


È un appartamento piccolo, mansardato. Le travi a vista, le pareti in legno. E c’è una finestra grande, che dà sul terrazzo. Le tende bianche cadono senza regole sul pavimento. Il divano è morbido, sprofonda. Bianco anche lui. Non ci sono quadri e dalla finestra si vedono le montagne. La mattina presto c’è un po’ di nebbia, bassa, umida. Si beve volentieri il caffè, a piedi nudi, guardando il lago. Dentro, tante candele bianche e l’incenso. Silenzio e musica leggera. Un tappeto grande, in sala. Tavolo. Libri. Tanti libri, non per forza da leggere, non per forza già letti, qualcuno a metà. E non c’è la tv. Cuscini,morbidi, sul pavimento. C’è sempre una tisana calda che mi aspetta. E io vivo lì. Mi stringo nella mia maglia leggera, bianca, i pantaloni di lino beige, lunghi, a piedi nudi, e le unghie non sono sempre per forza colorate. Bevo la mia tisana calda con i capelli sciolti e il foulard al collo e scrivo. Uso soprattutto le matite, sui miei fogli bianchi. Ma ho anche il pc. E io vivo lì. Non ho paura di restare da sola. Da lì osservo il mondo e non devo fidarmi o non fidarmi di nessuno, osservo e ascolto. E scrivo. Non devo stare attenta a capire chi è o non è sincero, devo solo guardare. E vale tutto. Lì è tutto mio e c’è soltanto una persona che ci può entrare. Qualcuno serve sulla terra a tenermi giù, qualcuno dentro l’anima, per fare a metà.

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Giulia è morta 


Giulia è morta. Se ne è andata via per sempre. Si è tagliata le vene, era l’unico modo in cui potesse morire. È rimasta seduta sul marciapiede, davanti alla casa di Siria. Guardava il sangue scorrergli lungo le braccia. Stava quasi bene. Finalmente la sua disperazione avrebbe trovato pace. Era lì, l’unico posto in cui voleva essere, ma non poteva stare. Aveva deciso che sarebbe rimasta lì per sempre. Lì dove non era desiderata affatto. Lì dove era stata tradita, imbrogliata, usata, svuotata e poi gettata via. Lì dove si era fatta sporcare l’anima dalla paura e dall’amore. Aveva deciso che sarebbe morta con quella visuale impressa negli occhi. Con la lucida consapevolezza di un gesto folle e stupido, un gesto da debole, da vinta. Un gesto disperato di richiesta di attenzioni. Voleva essere vista da lei, che non l’aveva guardata mai. E allora aveva pensato che forse, lì per terra, nella pozza di quel fottuto sangue, lei l’avrebbe notata. Magari uscendo per andare al lavoro la mattina seguente. Avrebbe inciampato nel suo corpo senza vita e forse si sarebbe interrogata. Forse si sarebbe fermata a pensare al perché. Chissà magari avrebbe anche pianto. Sicuramente l’avrebbe vista. Tutte le notti, dentro ai sogni tormentati. Tutte le mattine, appena sveglia. “Forse adesso saremo pari” pensava giulia mentre l’energia le sgusciava tra le mani, e lei giungeva ad un livello altro di coscienza. “Si, adesso siamo pari. Adesso io sarò libera. Adesso gli incubi toccano a te.”

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.Stralci.

Lei non si innamora mai. Lei ti guarda con gli occhi di ragazzina, ti guarda. Che sembra ti stia leggendo dentro. Che sembra ti guardi per capire chi sei, esaminando gesti, espressioni, respiri. Lei ti guarda che ti spoglia con gli occhi. E ha questo modo di fare come se il mondo potesse andare a rotoli e la cosa non la toccherebbe affatto.

Ci sentiamo, Casomai.

Giulia e Siria

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C’è Siria, che.. Bè, lei è perfetta. Credo sia per questo che non esiste. Siria è una donna perfetta, testarda abbastanza da raggiungere gli obiettivi che si pone, forte abbastanza  da saper stare da sola, sicura abbastanza da amarsi e amare, affascinate abbastanza da costringerti zitto ad ascoltare le parole del suo silenzio dentro ai suoi occhi. Siria è un obiettivo. Perché lei sta bene. Con se stessa per quella che è e con ilresto del mondo. Siria è in una fottuta bolla che la fa galleggiare sopra il resto del mondo, nella sua perfezione. Solo che la gente normale non è come lei. La gente normale è come Giulia. Incasinata, insicura, inconsapevole, incosciente, irrazionale, con un casino di sensazioni che le fanno la centrifuga nello stomaco e nel cervello. Con una vita perfetta, ma… Felice, ma…. Serena, ma…Giulia è MA. Ma se forse però…. Una contemplazione infinita di se e ma. Teorici. Perché Giulia non è come Siria. Lei non li proverà mai a verificare nel concreto, tutti i suoi se e i suoi ma. E io? Be, io voglio bene a entrambe. Anzi, le adoro.

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Come i muffin…

Certe persone non si vedono proprio. Magari parlo, ma io sono uguale ne, non so. Ma certe persone sono costruite in un modo talmente perfetto che non lo sanno nemmeno loro quanto sono lontane da se stesse. E mettono in atto in eterno gli stessi meccanismi relazionali, con persone via via diverse, sempre in eterno, scartando man mano i rapporti ormai usati, o quelli che sono riusciti a svelare il trucco. Via, senza lacrime nè rimpianti, via e sotto con un’altra straordinariamente speciale relazione a stampino, superficiale e vuota, fatta di routine e frasi fatte, entusiasmo e finto affetto. Superficiale e di plastica. Relazioni come gli stampini di silicone dei muffin, quelli che compri all’ikea. Almeno i muffin si mangiano. E sono buoni. È che se per sbaglio ci metti anche solo un briciolo di cuore, per non dire tutto, per non dire l’anima, in una di queste relazioni, poi, quando ti svegli, ti becchi una di quelle badilate in faccia che la cicatrice non te laleva più nessuno. E io ho il privilegio di incontrarne a iosa, di persone così. Solo che non sempre riesco a starci attenta…